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Cresce l'intolleranza: religioni e nuovi contesti sociali e politici

Un articolo di Paolo Naso in “Riforma” - settimanale delle Chiese evangeliche battiste metodiste e valdesi – del 24 gennaio 2014

Il dato non sorprende perché la cronaca è costellata di fatti che attestano la crescita dell’intolleranza religiosa. Tuttavia i numeri indicati dal Rapporto del Pew Forum di Washington e in Italia tempestivamente riproposti dall’agenzia NEV (vedi la scheda al termine) lanciano un grido d’allarme che merita grande attenzione.

Il diritto umano fondamentale all’esercizio della libertà religiosa in pubblico e in privato è negato o limitato in un terzo circa dei paesi del mondo: dato preoccupante in sé ma aggravato dal fatto che la tendenza è in aumento e, soprattutto, in espansione. Il Rapporto distingue tra due tipi di condizionamenti alla libertà religiosa: quelli determinati dalle norme degli stati e quelli che invece risultano frutto di ostilità sociali. Per fare degli esempi, siamo di fronte a politiche che limitano o negano la libertà religiosa in paesi come l’Egitto, la Cina, l’Iran, l’Arabia saudita, l’Indonesia, la Russia che, in un solo anno, è passata dal 15mo all’11mo posto dei paesi in cui la libertà religiosa è istituzionalmente limitata.


Quanto ai paesi in cui aumenta l’ostilità sociale nei confronti di individui o gruppi che hanno una particolare pratica religiosa, il primato va al Pakistan seguito dall’Afghanistan, dall’India, dalla Somalia; questa lista comprende anche paesi come Israele, la Russia, la Nigeria, la Tailandia, Myanmar e, sia pure in posizione più defilata, Grecia, Francia, Italia, Bulgaria, Svezia. Casi evidentemente molto diversi tra loro, ciascuno dei quali merita un’analisi specifica: in qualche caso – ad esempio la Nigeria – l’ostilità religiosa è tra gruppi in conflitto tra loro per ragioni di equilibri economici e di potere mentre in vari paesi europei l’intolleranza religiosa si salda alla xenofobia di movimenti politici radicali; caso ancora diverso quello israeliano dove gli attacchi alla libera espressione religiosa si collocano nel quadro di un conflitto che penetra nei comportamenti e nelle dinamiche sociali. Quanto all’Italia, sconta il gap tra il dettato costituzionale e una serie di norme specifiche che finiscono per limitarne gli effetti. Per i ricercatori del Pew Forum non va meglio in Francia la cui laicité non garantisce la libera espressione pubblica di alcune comunità né sembra in grado di proteggere alcune comunità di fede da pregiudizi e discriminazioni.

I dati conclusivi sono eloquenti: il 43% dei paesi del mondo attua politiche restrittive della libertà religiosa; il 64% della popolazione mondiale vive in paesi che limitano la libertà religiosa; il 76% deve confrontarsi con ostilità sociali causate dalle loro appartenenze o pratiche religiose. E tutte le percentuali sono in aumento. Vittime di tutte le fedi. I dati sulla limitazione della libertà religiosa sono spesso utilizzati in chiave ideologica a conferma dello «scontro di civiltà» tra una vittima predestinata – le comunità cristiane – e l’intolleranza insita in un «mondo islamico» percepito come graniticamente compatto. Il Rapporto smentisce questa rappresentazione in bianco e nero, affermando che l’intolleranza religiosa colpisce credenti di tutte le fedi e in paesi di diversissima tradizione culturale e confessionale: il numero dei paesi in cui si registrano provocazioni o violenze contro i cristiani, infatti, è del tutto analogo a quello relativo ai musulmani (110 e 109); 71 quelli nei quali si sono colpiti persone e comunità ebraiche. E l’aumento più consistente negli ultimi cinque anni riguarda, nell’ordine, ebrei e musulmani. Contrariamente al pregiudizio diffuso quanto superficiale secondo cui la violenza «nel nome di Dio» sia uno specifico «abramitico» e pertanto risparmi le grandi tradizioni religiose orientali, la mappa delle violenze e delle limitazioni religiose comprende anche paesi di tradizione induista e buddhista. Nello Sri Lanka, ad esempio, nel 2012 gruppi di monaci buddhisti hanno attaccato violentemente luoghi di culto cristiani e musulmani e, nella città di Dambula, hanno occupato una chiesa avventista trasformandola in un tempio. E anche in Cina si registrano le violenze di monaci tibetani contro musulmani nella provincia di Gansu; così come a Myanmar (Birmania) gruppi buddhisti si sono scontrati con musulmani appartenenti a un’altra etnia. Un approccio ideologico al tema della libertà religiosa, insomma, non ci porta

lontano perché appena si passi dai pregiudizi all’analisi di dati e fatti emerge che la questione attraversa tutti i continenti e tutte le religioni. È una novità importante, in gran parte determinata da quella che molti analisti definiscono «post-secolarizzazione»: un nuovo scenario nel quale le religioni tornano ad avere un ruolo sociale rilevante e riconosciuto. È l’effetto di una globalizzazione che comprende anche le comunità di fede e le ricolloca in contesti sociali e politici «nuovi», non attrezzati a gestire questa nuova complessità. In questo quadro, anche l’impegno per la libertà religiosa non potrà che essere «glocale», globale e locale insieme, attento alle contraddizioni di casa propria ma vigile sul contesto internazionale. Comunque pronto a denunciare la pagliuzza e la trave: e poco importa se siano nel proprio occhio o in quello altrui.

Il rapporto del Pew Forum sulla libertà religiosa

Il 76% della popolazione mondiale è esposta ad alti livelli di ostilità da parte di singoli o gruppi della società, che di fatto limitano l'esercizio della libertà religiosa. Si tratta della più alta percentuale negli ultimi sei anni (nel 2007 era il 68%, nel 2011 il 74%). Sul fronte invece delle restrizioni governative il 64% dell'umanità vive in paesi che limitano fortemente o impediscono addirittura la libertà religiosa e di coscienza.
È quanto scaturisce dall'ultimo rapporto dell'autorevole Pew Research Center reso pubblico il 14 gennaio e presentato il 16 alle Nazioni Unite. Lo riferisce l’agenzia Nev – Notizie Evangeliche del 15 gennaio. Il rapporto è firmato dal «Pew Forum on Religion & Public Life», un progetto del Pew Research Center di Washington DC (Stati Uniti).

Per scaricare il rapporto in lingua inglese: http://www.pewforum.org/2014/01/14/religious-hostilities-reach-six-year-high/

Fonte: http://parrocchiasanvitalereno.blogspot.com.br/2014/01/cresce-lintolleranza-religioni-e-nuovi.html 22.01.2014

 

 

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