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Immigrazione, il governo pensa a una delegazione internazionale in Libia per fermare il flusso di profughi

A Matteo Renzi manca un Gheddafi. Durante il vertice sull'operazione Mare Nostrum, questa mattina a Palazzo Chigi, è infatti sbucata l'ipotesi di organizzare una task force internazionale incaricata di arginare il continuo flusso di profughi verso l'Italia.

La novità starebbe nel coinvolgimento dell'Unione europea e delle Nazioni unite, ma l'idea di fondo rimane quella giocata negli anni dai vari governi italiani alle prese con i barconi provenienti dalla Libia: gli accordi diplomatici - e danarosi - con la sponda meridionale del Mediterraneo. In particolar modo con Tripoli. L'ultimo fu firmato da Silvio Berlusconi con Gheddafi a Bengasi nell'agosto del 2008 e prevedeva che il dittatore libico si impegnasse a frenare i profughi in cambio di vantaggiosi accordi commerciali, una avveniristica autostrada costiera e 5 miliardi di euro cash.

A differenza del 2008, oggi la situazione della Libia è altamente instabile. "Non abbiamo interlocutori che possano durare oltre i due mesi", si lamenta una fonte qualificata del governo. E Matteo Renzi si sente solo nella gestione dell'ondata di migranti pronta ad attraversare il Canale di Sicilia: perché non solo deve registrare l'assenza di una forte guida politica a Tripoli, ma anche l'Europa continua a fare orecchie da mercante sugli sbarchi costanti nelle coste siciliane assicurando che i fondi necessari ci sono.

La decisione è comunque quella di continuare a mantenere l'operazione Mare Nostrum, nonostanti i costi sostenuti dal ministero della Difesa per le operazioni di salvataggio in mare: 9 milioni di euro al mese. Mare Nostrum, voluta dal governo di Enrico Letta per evitare altri naufragi come quello di Lampedusa, viene ritenuta "una imprescindibile missione umanitaria" che in pochi mesi ha permesso l'arresto di 207 scafisti.. Nonostante le critiche della Lega, verrà mantenuta lungo l'intera estate proprio per non lasciare i migranti in balìa delle onde. "Non sarà a tempo indeterminato", ha però precisato Alfano.

Ma è chiaro al premier, e su questo esiste la consonanza dell'intero governo, che Angelino Alfano ha ampiamente ragione quando alza i pugni contro Bruxelles chiedendo maggiore aiuto. L'occasione per "europeizzare" gli sbarchi comincerà presto, il 1 luglio, quando l'Italia assumerà la presidenza dell'Unione europea. Non solo: la volontà di Renzi è quella di obbligare gli altri Stati a cambiare politica sull'immigrazione già al Consiglio europeo sull'immigrazione a giugno. Due appuntamenti che l'Italia vuole prendere al volo per modificare l'atteggiamento definito "distante" degli altri governi europei. E non si tratta soltanto dei fondi che l'Unione europea destina all'Italia per affrontare l'arrivo dei richiedenti asilo: "L'Ucraina non potrà più essere invocata come un alibi".

D'accordo con Federica Mogherini degli Esteri, con il Viminale e con Roberto Pinotti del ministero della Difesa, il presidente del Consiglio mira a convincere sul cambiamento del regolamento Dublino II, la normativa che obbliga i profughi a dover chiedere protezione umanitaria e asilo nel primo Paese europeo nel quale mettono piede. E per quanto riguarda Frontex, l'agenzia europea che coordina la protezione delle frontiere, viene ritenuto insufficiente il divieto di respingimento dei migranti introdotto pochi giorni prima della Pasqua: "Ciò che davvero serve è un coordinamento molto migliore dei mezzi a disposizione". Senza escludere che la sede dell'agenzia, ora a Varsavia, possa essere spostata verso il Sud per essere geograficamente più vicina ai luoghi nei quali opera maggiormente.

E' dunque un Renzi "alfanizzato" quello che esce dalla riunione sulla Mare Nostrum. Le richieste pressanti del Viminale sono state accolte e condivise, compresa la necessità di coinvolgere la Libia. E tuttavia il governo italiano dovrà fare i conti ancora una volta con il diritto internazionale, che vieta il trattenimento dei richiedenti asilo nei luoghi dove possono subìre trattamenti inumani. Un rapporto di Amnesty International risalente allo scorso luglio descrive una situazione angosciante per le decine di migliaia di stranieri nel Paese nordafricano, trattati come "capri espiatori della paura".

Fonte: http://www.huffingtonpost.it/2014/04/28/delegazione-libia_n_5227159.html?utm_hp_ref=italy 28.04.2014

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