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Immigrazione, cosa cambia da Mare Nostrum a Triton

di CHIARA CACCIOTTI

Il ministro Alfano ha annunciato la chiusura dell’operazione italiana Mare Nostrum, sostituita da quella europea nota come Triton. Le polemiche sono tante e le differenze tra le due missioni poco chiare. Vediamone alcune.

A partire da oggi, il Mediterraneo non sarà più “nostrum”. A sostituire l’operazione italiana, dopo un anno dalla sua inaugurazione, ci sarà Triton. Una nuova missione decisamente più contenuta in termini di costi e mezzi impiegati, ma che sarà finanziata dall’Unione europea con 2,9 milioni di euro al mese per tutto il 2014: parliamo di circa due terzi in meno rispetto ai fondi destinati a Mare Nostrum, che ammontavano a 9,5 milioni. Eppure la confusione è ancora tanta, sia tra l’opinione pubblica che tra gli addetti ai lavori. Basti pensare che agli infermieri volontari della Croce rossa, secondo l’ispettrice nazionale Monica Dialuce Gambino, non sono ancora state comunicate le regole di ingaggio né ulteriori dettagli organizzativi e non mancano le polemiche. Ma vediamo le differenze tra le due missioni.

MARE NOSTRUM – Sul sito della Marina Militare italiana è descritta come una “operazione militare e umanitaria iniziata il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti”. L’obiettivo era duplice: “garantire la salvaguardia della vita in mare“, da una parte, e dall’altra “assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti”. Fortemente voluta dal governo Letta, la decisione fu presa soltanto a seguito del naufragio lampedusano del 3 ottobre 2013, in cui persero la vita più di 350 persone.

Il personale e i mezzi navali e aerei coinvolti sono stati esclusivamente italiani, più precisamente della Marina Militare (la maggior parte), dell’Aeronautica Militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto. Sulle navi erano presenti anche uno staff per l’identificazione dei migranti e un gruppo di medici e infermieri per gli interventi sanitari. I numeri sono tuttora incerti, ma secondo la maggior parte delle fonti nel giro di un anno circa avrebbe salvato 140.000 persone.

Il ministro Alfano, poi riconfermato anche nella successiva legislatura, si è più volte lamentato del fatto che l’intera missione fosse sostenuta interamente dall’Italia. Ora a pagare sarà l’Ue, ma Mare Nostrum non era certo la sola iniziativa attiva nel Mar Mediterraneo. Ad affiancarla c’erano anche le operazioni Hermes e Aeneas e l’agenzia europea Frontex, tutte attive nel contrasto dell’immigrazione irregolare proveniente soprattutto da Tunisia, Libia e Algeria.

TRITON – La nuova missione sostituirà tutte le operazioni attive nel Mediterraneo, controllerà le frontiere europee e sarà gestita da Frontex. Parteciperanno 29 Paesi, anche se le notizie a riguardo non sono molte: per ora si sa solo che a pagare sarà l’Ue e che Paesi come l’Islanda e la Finlandia metteranno in dotazione rispettivamente una nave e un aereo. Triton schiererà in totale ogni mese due navi d’altura, due di pattuglia costiera, due motovedette, due aerei e un elicottero. L’Italia contribuirà con quasi la metà dei mezzi, e il centro di coordinamento internazionale sarà ancora una volta nel nostro territorio, più precisamente a Pratica di Mare (vicino Roma).

Fatta eccezione per le fonti di finanziamento e per la gestione (entrambe europee), si potrebbe pensare che nulla sia cambiato. Ma c’è una novità fondamentale, che è poi il principale motivo dei dissensi: i mezzi non arriveranno più a ridosso delle coste libiche per soccorrere i migranti, ma pattuglieranno esclusivamente il canale di Sicilia e il mare davanti alle coste calabresi, fino a trenta miglia dal litorale italiano. In caso di non meglio definiti “interventi di ricerca e soccorso”, noti con l’acronimo Sar, potranno comunque spingersi leggermente oltre. L’operazione assicura la tutela delle coste europee, ma non opera sulle coste da cui i migranti partono: si interessa dell’arrivo, ma non della partenza. Rendendo così il viaggio ancora più rischioso.

Sulle operazioni di ricerca e salvataggio in mare le incertezze aumentano ancora. Gil Arias Fernandez, direttore esecutivo di Frontex, pochi giorni fa ha specificato che l’operazione Triton ha come scopo principale il controllo della frontiera e non la «ricerca e il soccorso»: quelle resteranno al centro dell’operazione italiana. E questa linea è stata ribadita anche dalla portavoce di Frontex, Isabella Cooper, recentemente ospite al programma della BBC Radio4Today.

POLEMICHE – La lista è lunga: da Unhcr e Medici senza frontiere all’appello di Amnesty International, passando per Save the Children e Caritas. Tutti concordano nel ritenere la fine di Mare Nostrum un rischio per la vita dei migranti e ritengono la questione dei salvataggi in mare primaria rispetto alla “difesa” delle frontiere.

Ma c’è pure chi non è d’accordo per motivi diametralmente opposti. A far discutere è la posizione del Regno Unito, che attraverso la voce del suo sottosegretario agli Esteri Joyce Anelay ha preso l’irremovibile decisione di non sostenere Triton. Questo perché, secondo il governo Cameron, l’operazione favorisce le partenze dal Nord Africa, le tragedie in mare e gli arrivi nel continente europeo: in poche parole, invoglia le persone a partire. Non è chiaro il perché, dal momento che Frontex ha più volte ribadito che non si tratta di un’operazione di soccorso. Inoltre, non essendo più prevista la parte del pattugliamento sulle coste libiche, verrebbe da pensare a rigor di logica che il viaggio da intraprendere sia potenzialmente ancora più pericoloso.

Fonte: http://dailystorm.it/2014/11/01/immigrazione-cosa-cambia-da-mare-nostrum-a-triton/ 04.11.2014

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