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Immigrazione, la Ue: se ne riparla solo dopo l’estate

Rinviato il via libera alla redistribuzione per il veto di Francia, Germania e Spagna

Per l’Unione Europea l’emergenza immigrazione resta un problema italiano. Il Consiglio Affari interni della Ue che si terrà martedì prossimo, infatti, non prenderà alcuna decisione riguardo la «redistribuzione» dei migranti che era stata proposta nelle scorse settimane dalla Commissione Ue, rinviando la partenza del piano a dopo l’estate. Dopo, cioè, la stagione in cui l’emergenza sbarchi raggiunge tendenzialmente la fase più critica.
I ministri degli Interni dei paesi comunitari si incontreranno il 16 giugno a Lussemburgo per esaminare la proposta legislativa presentata dalla Commissione europea. Ci sarà un dibattito sull’agenda europea sull'immigrazione ma i passi ufficiali sono stati ancora una volta rimandati. Il tema più controverso era quello della redistribuzione obbligatoria di 40 mila richiedenti asilo da Italia (24mila) e Grecia (16mila) agli altri Paesi, secondo criteri di collocamento che avrebbero dovuto tener conto di una serie di fattori nazionali. Criteri che, però, hanno incontrato l’ostilità di diversi governi. Soprattutto dai Paesi dell’Est, ma in parte anche da Spagna, Francia e Germania. E le divisioni fra i Paesi membri sono tali che alla riunione dei ministri degli Interni di martedì prossimo a Lussemburgo non verranno prese decisioni formali sul punto, che avrebbe dovuto essere approvato a maggioranza qualificata, ossia essere sostenuto da Paesi che rappresentano il 65% della popolazione Ue.
La Commissione ha proposto di calcolare le quote di ricollocamento per ogni Paese tenendo conto per il 40% del Pil, per un altro 40% della popolazione e per un 10% ciascuno della disoccupazione e dello sforzo che i Paesi hanno già effettuato per ospitare i migranti. Secondo le percentuali di distribuzione obbligatoria, da cui Italia e Grecia sono esentate, la Francia dovrà accogliere il 16,88% dei 40 mila richiedenti asilo, la Germania il 21,91% e la Svezia il 3,42%.
A questo punto il vertice dei capi di Stato e di governo della Ue del 25 e 26 giugno potrebbe doversi limitare a un via libera politico alla proposta della Commissione, mentre l'approvazione definitiva dell'agenda sull’immigrazione potrebbe slittare al secondo semestre. Comunque non prima di settembre.
Si tratta di un ennesimo stop del tentativo italiano di coinvolgere l’Unione nella gestione dell’emergenza migranti. Un passo, quello che si era ottenuto con l’Agenda per l’immigrazione, che peraltro lo stesso premier Matteo Renzi non aveva giudicato sufficiente, considerando troppo bassa la cifra dei 24mila richiedenti asilo attualmente ospitati dall’Italia rispetto alla reale portata dell’afflusso sulle nostre coste. Anche quei 24mila, però, stante la frenata della Ue, non potranno lasciare presto l’Italia.
Inevitabilmente si sono scatenate le polemiche politiche. Tra i più duri contro il governo gli esponenti di Forza Italia, che ieri hanno convocato una conferenza stampa al Senato per rendere note le proprie proposte per arginare l’emergenza. «Se l’Onu e la Ue sono bloccati, se non interviene nessuno - spiega il governatore della Ligura Giovanni Toti - dobbiamo intervenire con strumenti nostri. Non si tratta di invadere la Libia, ma creare campi umanitari sulle coste libiche e affondare le barche sulle spiagge. L’Italia può intervenire da sola o con chi vuole partecipare: non è mica la prima volta che una coalizione di volenterosi interviene».
Da parte sua, la presidente del Comitato Schengen Laura Ravetto ha spiegato che «l’unica soluzione per l’Italia è il superamento della regola dello "Stato di primo approdo" contenuta nel regolamento di Dublino, che ci obbliga a procedere in assoluta solitudine alla prima accoglienza di coloro che sbarcano sulle nostre coste e all’espletamento della burocrazia per individuare chi davvero merita lo status di rifugiato e chi no». «Il superamento di questa regola - ha aggiunto la Ravetto - è paradossalmente possibile, e da subito, proprio applicando in maniera compiuta il regolamento di Dublino che consente a qualunque stato europeo di farsi carico di una quota dei migranti per ragioni umanitarie e ciò in deroga alla regola del primo approdo. Il governo deve insistere con i partner europei affinché si attivino immediatamente queste deroghe: in caso contrario l’Europa dimostrerà a se stessa di non esistere».
Nel frattempo, non cala d’intensità la polemica tra il governo e il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, che oltre a scrivere una lettera ai prefetti per invitarli a non inviare più migranti nella sua Regione, ha confermato l’intenzione di tagliare i trasferimenti ai Comuni lombardi che decidessero di ospitare altri profughi: «Come governatore posso valutare come distribuirle le risorse, avendo ovviamente un margine di discrezionalità. Del resto Renzi ha detto che premierà i Comuni che accolgono gli immigrati. È la stessa cosa che ho detto io al contrario, vorrei capire perchè Renzi può dirla e io no».
Una circostanza, quest’ultima, che è stata però smentita dal governo: «È una fantasia giornalistica - ha detto il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico - non ci sono e non ci saranno premi da dare per chi fa esclusivamente il proprio dovere, tra l’altro pure su base volontaria».
Carlantonio Solimene

Fonte: http://www.iltempo.it/esteri/2015/06/10/immigrazione-la-ue-se-ne-riparla-solo-dopo-l-estate-1.1424602 10.06.2015

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