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Migranti, emergenza alla stazione di Como: Svizzera chiude accesso di Chiasso

Caos nello scalo ferroviario dove in tanti sperano di poter partire, ma vengono bloccati dalle guardie di frontiera e dalla polizia. Creato un bivacco che cresce sempre di più, ma la struttura non è attrezzata

Una piccola Ventimiglia al confine svizzero. Sta diventando tesa la situazione alla stazione di Como dove un centinaio di migranti si e' accampato in attesa di poter passare il confine. Fino a dieci giorni fa infatti le autorità del Canton Ticino facevano entrare dalla frontiera di Chiasso circa 100 migranti ogni due settimane e li mettevano in centri d'accoglienza del tutto simili a quelli italiani, in attesa di vagliare le domande di asilo. Da una settimana però anche questo canale di ingresso si e' chiuso e dal valico Como-Brogeda-Chiasso non passa più nessuno. La notizia e' arrivata anche a Milano, dove centinaia di rifugiati sono in attesa di partire e avevano speranze di riuscire ad arrivare in Svizzera.

Molti però non si rassegnano allo stop della Svizzera e partono lo stesso alla volta di Como. Dove trovano però le guardie di frontiera e la polizia ticinese per nulla disposte a farli passare. Qualcuno si affida allora ai tradizionali "spalloni" e cerca di passare clandestinamente il confine attraverso i sentieri montani, come facevano gli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Ci sono ancora molte strade segnate in vari punti fra i boschi che portano alle Alpi svizzere. Molti migranti arrivano col treno da Milano alla stazione di Como e qui si accampano, sperando che si riapra anche il varco ufficiale. La situazione nello scalo ferroviario comasco sta diventando caotica, perché' i profughi hanno creato un bivacco, che si ingrandisce con il passare delle ore.

"Noi li stiamo aiutando con cibo, vestiario e stiamo anche montando delle docce - spiega il direttore della Caritas di Como Roberto Bernasconi - Ma e' molto difficile, non sappiamo come accogliere tutte queste persone. In diocesi di Como abbiamo già oltre 2mila migranti nelle strutture, non c'è più posto. Riusciamo a portare nei nostri dormitori solo i minori non accompagnati, una trentina da lunedì . ma non so quanto possiamo reggere l'urto di questa massa di persone che vorrebbe varcare il confine e che non e' disposta a lasciare Como. E' urgente che le istituzioni facciano un piano articolato".

Stesso appello anche da Milano. "Per noi a Milano il passaggio garantito di cento migranti ogni 15 giorni a Chiasso era una buona valvola di sfogo, però mi pare che non avvenga più - dice Alberto Sinigallia, presidente di Progetto Arca che gestisce molti centri d'accoglienza a Milano - Non ho capito bene i motivi, però so che il rubinetto aperto dalle autorità svizzere si e' già chiuso. E questo e' difficile spiegarlo a chi parte da Milano carico di speranze di riuscire ad entrare in Canton Ticino, dove loro pensano di trovare lavoro più facilmente che in Italia, o che comunque pensano possa essere una tappa

verso il nord Europa, che resta il sogno di tutti".

Gruppi di volontariato stanno organizzandosi per portare soccorso e generi di prima necessità ai profughi accampati in stazione, ma le autorità comasche stanno valutando come intervenire per togliere l'assedio allo scalo, frequentato anche da molti turisti e non certo attrezzato come quello di Milano con un hub per accogliere gli africani in arrivo e smistarli verso i centri d'accoglienza.

Fonte: http://milano.repubblica.it  - 12.07.2016

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