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Moonbird: l’aeroplano che avvista le barche da salvare

di MARTA BELLINGRERI

Qualche mese fa Marta Bellingreri e il fotografo Alessio Mamo sono stati con i piloti della Humanitarian Pilots Initiative a bordo di Moonbird, l’aeroplano che supporta i soccorsi nel Mediterraneo centrale e che ha partecipato anche alle operazioni dello scorso fine settimana. Ci raccontano la loro esperienza, in esclusiva per Open Migration.

Da un anno l’aeroplano Moonbird supporta dal cielo i soccorsi nel Mediterraneo centrale. Ogni settimana è testimone di respingimenti operati dalla Guardia Costiera libica sotto il coordinamento del Mrcc di Roma. Moonbird era presente durante i salvataggi dello scorso fine settimana, fino a lunedì 7 maggio. “C’è stata parecchia confusione nella zona Sar. Guardia Costiera libica e Mrcc non comunicano adeguatamente, creando confusione e ritardi e soprattutto mettendo continuamente a rischio la vita delle persone”, ci dice oggi Tamino Böhm, capo missione di Moonbird. “Noi siamo qui per aiutare nelle operazioni di ‘ricerca e soccorso’, e non per veder aumentare le operazioni di ‘ricerca e respingimento’ verso la Libia, complice l’Italia e le autorità europee”. Qualche mese fa con Alessio Mamo abbiamo assistito alla loro giornata di lavoro.

“Moonbird, Moonbird, direzione sud, pronti a partire”. La voce del pilota, Mark Alesch, dall’aeroplano Moonbird annuncia il decollo alle 8.25 del mattino dall’aeroporto internazionale di Malta in direzione Libia e zona Sar. Accanto a lui siede soltanto Tamino Böhm, co-pilota e capo missione, che si occupa di coordinare le operazioni e il rapporto con gli altri soggetti coinvolti nei soccorsi in mare. Dopo circa un’ora, Moonbird si trova vicino alle coste libiche, e dal basso lo guardano speranzose centinaia di persone a bordo di gommoni e barche di legno, qualcuna senza difficoiltà di navigazione, qualcuna in panne o in attesa di soccorsi, immobili nel blu immenso del mare.

Dall’aprile 2017, il velivolo dell’Ong tedesca Sea Watch e della svizzera Humanitarian Pilot Initiative (HPI), grazie al sostegno della Chiesa Evangelica tedesca, sorvola e monitora i soccorsi nel Mediterraneo per facilitare le operazioni di salvataggio, velocizzando le segnalazioni per aiutare dal cielo le navi di soccorso.

Una volta in cielo, nella zona vicino ai “target” – così vengono chiamate in linguaggio tecnico le barche da chi coopera nei soccorsi dal mare e dal cielo – la radio trasmette continuamente segnali, in tutte le lingue del Mediterraneo: “Good morning, Assalam Alaikom, Aqui Sea Watch, yo te recibo”. Le tre diverse voci si susseguono e sovrappongono da fronti diversi: la Guardia costiera italiana, la centrale di controllo dello spazio aereo libico, il capitano di una barca di una Ong tedesca di soccorsi.

Tamino è un attivista e volontario che da anni si occupa di rifugiati nel suo paese di origine, la Germania, ma che spesso vola a Malta per supportare Sea Watch e per volare con Moonbird. Con il binocolo sempre davanti agli occhi, le cuffie alle orecchie per le comunicazioni interne e il walkie talkie in mano, Tamino cerca di individuare delle barche, capire che tipo di imbarcazioni sono, e verificare, una volta avvistate, se le navi dei soccorritori più vicine sono già al corrente o meno di una barca in difficoltà, o più spesso di un gommone. “La prima cosa da fare è stabilire una comunicazione certa e stabile con i possibili soccorritori”, spiega Tamino, “viceversa, se ci segnalano loro la posizione di una barca di rifugiati, siamo noi più veloci, volando, a raggiungere il target e verificare la posizione, le condizioni e l’urgenza. Siamo spesso i primi a segnalare dei target”.

Accanto a lui il pilota Mark. È anche lui un volontario, concentrato sulla guida del velivolo e quindi non impegnato nella comunicazione, se non con le centrali dello spazio aereo. “Mi hanno raccontato che una volta”, dice, “la centrale del traffico aereo a Tripoli non era più sotto controllo durante un attacco all’aeroporto, il che è pericolosissimo. Non tutti i piloti si prendono queste responsabilità, essendo questo un lavoro volontario e dovendo guidare un velivolo con un solo motore”. Ogni giorno, il viaggio avanti e indietro da Malta dura sei o sette ore, di cui almeno quattro spese a sorvolare barconi, dai quali le braccia alzate di centinaia di persone invocano aiuto. A ogni missione il pilota cambia, e dopo Marc ci sarà Pasquale. “Ho guidato aeroplani in missioni in tutto il mondo, ma non avevo mai neanche potuto immaginare una situazione così assurda: le persone in gommoni precarissimi in mare, in centinaia e per miglia e miglia”.

Le voci dalla radio continuano a susseguirsi da posizioni diverse, da diversi soccorsi in tempo reale: “Buenos Dias 20 minutos… Good morning Lampedusa… Tell me your position we are proceeding to your position”. E poco dopo, la tensione sale quando la voce di un capitano annuncia che sta entrando acqua dentro un gommone: “Esta entrando aqua dentro el bote. We are reaching you at your position. Thank you Gracias”. Perché se il compito di Moonbird è facilitare chi sta in mare, dal cielo con l’aeroplano dei volontari svizzeri è impossibile fare altro. Si rischia di vedere le persone morire senza poter fare nulla. “Ho paura che le persone partiranno sempre più spesso in condizioni meteo inadatte, visto che la Guardia Costiera libica interviene solo in quelle migliori”, dice ancora Tamino.

Dopo aver compiuto uno o due soccorsi, le navi delle Ong sono spesso sovraccariche, con il personale di bordo molto impegnato, soprattutto quello medico. Per fortuna si avvicinano altre navi più grandi, in questo caso una grande nave spagnola della Guardia Civil, la Ria Segura, che ha preso a bordo migranti da più imbarcazioni e che in seguito sapremo porterà al porto di Salerno 1200 persone. Per fortuna, dunque, tutti i target vengono raggiunti, le Ong trasbordano le persone su navi più grandi e più sicure, e Moonbird può fare ritorno al proprio nido, l’aeroporto di Malta. Anzi, deve. “Sta finendo la benzina e dobbiamo subito tornare a Malta”, comunica Tamino alla nave di Sea Watch in mare. “Ricevuto”, rispondono dalla nave, “siamo felici di essere guardati dal cielo da Moonbird”.

Fonte: http://openmigration.org/analisi/moonbird-laeroplano-che-avvista-le-barche-da-salvare/ 10.05.2018

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