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Le regioni protagoniste di accoglienza e integrazione

Lorenzo Maria Alvaro

Si è chiusa a Roma la conferenza nazionale di conclusione del progetto “Com.In.3.0 - Competenze per l’integrazione” che ha visto impegnati 732 operatori pubblici e privati di oltre 300 istituzioni appartenenti a 5 Regioni (più il Consorzio Nova)

“Dall’accoglienza all’integrazione: il ruolo delle regioni”, è il tema della conferenza finale del progetto “Com.In.3.0 – Competenze per l’integrazione” a cui hanno lavorato, dal 2017, la Regione Campania (capofila di progetto), con le regioni Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia e il Consorzio Nova. Grazie al co-finanziamento dell’Unione Europea e del Ministero dell’interno, nell’ambito del Fondo Asilo, Migrazione e  Integrazione, le cinque Regioni del Sud hanno fatto rete per potenziare e migliorare le proprie capacità di gestione dei servizi rivolti ai cittadini stranieri, regolarmente presenti sul territorio.

Al termine di un lungo percorso di formazione e di capacitazione istituzionale, a cui hanno partecipato 732 operatori pubblici e privati di oltre 300 istituzioni provenienti da 18 territori provinciali, il progetto ha presentato i risultati generali e le prospettive nella conferenza finale il 19 e il 20 giugno a Roma.

«Il sistema di accoglienza è pensato per i chiedenti asilo. Si tratta quindi di ripensare i canali di ingresso. In passato venivano fatti i decreti flussi. La realtà dimostra che quasi tutti gli immigranti regolari sono passati attraverso una prima fase di irregolarità, sfruttando poi una sanatoria. Il sistema di accoglienza presente in Italia mostra moltissime criticità», spiega Antonio Ciniero, docente di Sociologia delle migrazioni all’università del Salento che aggiunge, «Si tratta di un sistema che crea inevitabilmente contraddizioni enormi. Il problema alla base è che non sono previste modalità di ingresso regolari. Ecco perché è così importante il lavoro di Com.In».

Il progetto

A partire da un capitale di informazioni, conoscenze e collaborazioni maturato nel corso della precedente linea di intervento sullagovernancedei servizi rivolti ai cittadini stranieri regolarmente presenti nel nostro paese (Com.In 2.0), il progetto Com.In. 3.0, Competenze per l’integrazione, co-finanziato dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno nell’ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020, ha avuto come missionl’ulteriore potenziamento della capacitàdi gestione di questo tipo di servizi e delle relative reti nelle cinque regioni del Sud che sono partner: Campania (Regione capofila) Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia.


Un obiettivo strategico che non riguarda solo l’attivitànei territori e fra territori in ogni singola regione – e dunque la relativa fluidificazione del coordinamento e, appunto, della “rete” fra istituzioni, enti locali e terzo settore – ma che investe forme di collaborazione interregionali nella condivisione di nodi critici e nella ricerca di possibili soluzioni comuni. Un cofinanziamento di Ue e Ministero dell’Interno decisivo per contribuire a migliorare l’efficacia e l’efficienza di un sistema di interventi determinante in una fase storica di costante crescita dei flussi migratori in entrata, a partire proprio dalle regioni del Sud del nostro paese.

Le macroazioni


Già rafforzato dall’ampliamento della partnershipistituzionale, con l’ingresso della Regione Basilicata, non presente nell'edizione precedente, e dall’estensione a 18 delle aree territoriali interessate (erano 10 in Com.In.2.0), Com.In.3.0 articola il suo intervento lungo quattro direttrici la cui messa a punto parte dalle questioni emerse in precedenza per far fronte alle esigenze degli operatori sul campo anche alla luce del quadro aggiornato dell’immigrazione nelle regioni partner e dei servizi attualmente esistenti.

Sotto questo profilo, la prima Macroazione di Com.In.3.0 è stata di rafforzare e consolidare le reti territoriali (10) già costituite con Com.In.2.0,in collaborazione con le prefetture (consigli territoriali immigrazione) e ad attivare 8 nuovi ‘nodi’.Nelle fasi iniziali del progetto, partito a gennaio 2017, si sono dunque tenuti 18 “incontri di semina” nei territori designati per costituire i Gruppi di Lavoro Locali (GdLL). Fra i partecipanti, le prefetture, i consigli territoriali immigrazione, le Asl, i comuni, le province-servizi per il lavoro Usp, il terzo settore ma anche le associazioni di cittadini stranieri.

La seconda Macroazione è stata la formazione (18 percorsi di 30 ore per un totale di 540 ore) rivolta ai Gruppi di Lavoro Locali dei diversi territori. Pur se modellato sulle esigenze di ogni specifico ambito locale, l’intervento formativo di Com.In.3.0 tiene insieme moduli di tipo tradizionale con una gestione partecipata dell’azione di sistema che vuole arrivare, attraverso forme di project work, alla sperimentazione o al potenziamento – a seconda dei casi – di un fluido lavoro di rete fra i vari operatori locali. A questi percorsi si sono affiancati inoltre un workshopdi approfondimento per ogni regione e 5 workshopinterregionali (altre 60 ore) pensati come momenti di scambio-confronto di esperienze, nodi critici e buone pratiche.

La ricerca

A supportare gli interventi formativi e il lavoro quotidiano degli operatori dei GdLL, la terza Macroazione ha previsto poi la costituzione di Osservatori regionali per il monitoraggio del fenomeno, la mappatura dei servizi e delle loro caratteristiche e la diffusione di buone prassi. Un’attivitàdi ricerca essenziale anche in vista di eventuali fasi di programmazione di servizi.Infine, la comunicazione strategica (ultima Macroazione) ha puntato non solo a favorire la comunicazione fra i partner e fra le reti, ma anche a informare su attivitàe risultati di Com.In.3.0 e a trasmettere le buone prassi e le analisi della ricerca anche al cosiddetto ‘grande pubblico’, tentando, per quanto possibile, di raggiungere il mainstreammediatico.

«Il progetto Com.In.3.0 comincia nel 2011, passa attraverso 3 edizioni e si consolida con questa terza edizione. Si è sviluppato intorno a 3 parole chiave: Conoscenza, competenza e l’impatto della governance», ha spiegato Giampietro Losapio di Consorzio Nova, valutando i risultati, «Su questi 3 assi abbiamo cercato di costruire un’azione integrata di capacity building: politiche comunitarie, politiche nazionali, politiche regionali e locali».

Losapio ha anche aggiunto che «Le 5 regioni si sono date un loro protocollo di intesa.Si è costituito un osservatorio che risponde alla precedente mancanza di una mappatura di tutti i servizi coinvolti nella risposta alle esigenze della popolazione migrante. In futuro potrà essere sviluppata e incrementata. Oggi gli enti che fanno parte della rete possono aggiornare autonomamente la mappatura con nuovi servizi. In futuro un ulteriore sviluppo potrà essere la valutazione riguardo al gradimento del servizio da parte del pubblico. Il modello costruito si è basato sulla partecipazione e sul presupposto che l’apprendimento deve avvenire direttamente dagli operatori, in una logica di corresponsabilità rispetto alla propria comunità di riferimento».

Il protocollo d'intesa

Dal capitale d’informazioni, conoscenze e collaborazioni maturate in questi anni, nasce un Protocollo d’intesa fra le Regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Basilicata, per la collaborazione, a livello interregionale, in materia di governo del fenomeno migratorio. Il protocollo è stato approvato dalle Giunte Regionali di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

Attraverso la sottoscrizione del Protocollo, le Regioni s’impegnano a:

  1. programmare e realizzare, in modo congiunto e coordinato, interventi innovativi in tema d’immigrazione;
  2. rafforzare il lavoro di rete territoriale regionale e interregionale e le pratiche condivise di governance;
  3. aumentare i livelli di diffusione delle conoscenze attinenti alle problematiche dell’immigrazione e ai benefici, attuali e potenziali, che apporta all’economia regionale e nazionale;
  4. migliorare gli interventi di inclusione socio-lavorativa degli immigrati, anche al fine di sviluppare un approccio strategico e un razionale utilizzo delle risorse esistenti;
  5. disseminare e scambiare le buone pratiche di intervento coordinato, anche con altre regioni italiane e con altre regioni UE ed extra Ue.

Il Protocollo prevede inoltre la costituzione e il consolidamento di strumenti per il monitoraggio del fenomeno migratorio e la valutazione del suo andamento e delle politiche di intervento realizzate; la co-progettazione di politiche e di interventi da attivare nei diversi territori; la realizzazione di studi e ricerche e seminari formativi e informativi, scambi di esperienza e buone prassi interregionali e trasnazionali, visite di studio nei territori a maggior problematicità e criticità sociale.

Fonte:VITA

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