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Usa, è salva la legge anti-immigrati

La Corte Suprema Usa ‘salva’ la legge sull’immigrazione dell’Arizona. Il contestato provvedimento è stato mantenuto nel suo impianto generale, ma alcuni articoli che interferivano con la titolarità del governo federale in materia di politiche dell’immigrazione sono stati depennati.

Se un segnale forte è stato lanciato ad altri Stati intenzionati a proporre analoghe misure con provvedimenti ‘fai da te’, il governatore dell’Arizona, Jan Brewer, ideatore della norma, può cantare vittoria, perché rimane in piedi la misura più contestata, ovvero quella che prevede la possibilità, per la polizia, di fermare chiunque sia sospettato di essere un immigrato irregolare sulla base di un “ragionevole sospetto”.

Grazie alla sentenza, cinque altri Stati che hanno già approvato leggi simili – Alabama, Georgia, Indiana, South Carolina e Utah – dovrebbero essere in grado di vincere le sfide poste dalle organizzazioni per i diritti civili, che hanno portato la legge in tribunale perché ‘razzista’.

Di contro, la Corte Suprema ha anche consentito, e addirittura invitato, a promuovere cause legali contro la legge dell’Arizona che abbiano come materia la violazione dei diritti civili. Molte organizzazioni per la tutela di questi ultimi, si sono già dette pronte a dare battaglia. “Se i governi statali vogliono emanare nuove normative contro l’immigrazione, che lo facciano. Siamo pronti a incontrarli in tribunale”, ha dichiarato Anthony D. Romero, direttore esecutivo della American Civil Liberties Union (Aclu). La sua organizzazione ha partecipato con altri gruppi per i diritti civili in una causa contro l’Arizona sulla legge nota come Senate Bill 1070, e contro altre leggi sull’immigrazione vigenti in Stati.

I leader delle minoranze ispaniche si sono detti sbigottiti per la decisione della Corte Suprma. “Metterà a rischio i diritti civili di tutti gli americani, e metterà un bersaglio sulla schiena a tutti i latinos”, ha detto Janet Murguìa, presidente del Nclr, uno dei più grandi gruppi a sostegno degli immigrati ispanici.

Dal canto suo, l’Aclu ha già messo da parte uno stanziamento per il ‘war chest’ (letteralmente ‘baule per la guerra’) di 8,7 milioni di dollari per combattere le leggi sull’immigrazione in tutto il Paese.

Dan Stein, presidente della Federation for American Immigration Reform, un gruppo che sostiene la riforma dell’immigrazione in Arizona, ha commentato la sentenza come “una vittoria importante”. “Anche se l’amministrazione Obama si rifiuta di far rispettare le leggi in materia di immigrazione – ha detto Stein – gli Stati hanno il potere di dissuadere e scoraggiare i clandestini dallo stabilirsi o dal rimanere nelle loro giurisdizioni”.

La decisione della Corte Suprema non sarà certamente ricordata come una sentenza storica. Il suo approccio formale (che ribadisce l’autorità dello Stato in materia di immigrazione ma sostanzialmente lascia invariata la matrice razzista del Senate Bill 1070) fa il paio con l’ambivalenza di un amministrazione ancora ostaggio delle lobby conservatrici. Se da un lato il massimo tribunale Usa consente il via libera alla polizia riguardo all’identificazione arbitraria di immigrati in base al ‘ragionevole dubbio’ (quindi in base alle caratteristiche somatiche), dall’altro, la Homeland Security ha emanato una direttiva agli agenti dell’Arizona esortandoli a ‘non perseguire le attività di deportazione di immigrati irregolari che non hanno commesso reati gravi o non sono recidivi”. Una schizofrenia tutta americana.

Fonte: http://www.eilmensile.it/2012/06/26/usa-e-salva-la-legge-anti-immigrati/ 26.-6.12

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